1085 Edition | Intervista a Bartoli Design

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Una seduta interamente in cuoio, sorretta da un’anima metallica e da supporti lignei e tenuta insieme da cuciture a vista e tiranti.
Così si presenta 1085 Edition, firmata Bartoli Design con la collaborazione della conceria Presot. Presentata al Salone del Mobile 2015 dall’azienda friulana Kristalia e, in perfetta sintonia con la sua filosofia, è espressione di minimalismo, benessere, ordine e legame con la natura.
Materiali antichi, tecnologia conciaria, Alta Moda e settore nautico: il progetto incarna le origini e i valori tradizionali, i quali si traducono in preziosi e rassicuranti dettagli che creano un suggestivo connubio con la silhouette dal design contemporaneo.
Ciò che più colpisce è la riflessione di cui si fa portavoce. La seduta racconta una storia che parla dei temi più che mai attuali dell’artigianato, della manifattura italiana e della produzione ecologica, oggi al centro di molti dibattiti. Racconta lo spirito contemporaneo e si fa espressione della naturalezza dello scorrere del tempo, a discapito di un mondo che si agita frenetico per tentare di fermare l’invecchiamento: la sua forma cederà insieme alla pelle e alle cuciture e il colore del cuoio muterà nel tempo.

La seduta racconta la storia, più che mai attuale, dell’artigianato, della manifattura italiana e della produzione ecologica

 

Come ha origine la collaborazione Bartoli Design e Presot?
L’inizio della collaborazione nasce da una sfida che ci ha lanciato il titolare di Kristalia: riuscire a realizzare una seduta con il cuoio a forte spessore della Pietro Presot, una conceria storica. E’ un materiale mai utilizzato prima in questo settore. Viene usato per le scarpe italiane di altissimo livello e nel passato con questo cuoio sono stati realizzati anche gli scarponi impiegati per scalare il K2 dal team di Ardito Desio. E’ un materiale di grande fascino e qualità, anche se molto difficile per una seduta. Proprio lo spessore caratteristico del cuoio di Presot, sette millimetri, era il problema. Normalmente nell’arredamento, per le sedute, si usa il tre millimetri.

Innovazione, sperimentazione ma anche materiali e tecniche di lavorazione tradizionali: qual è l’idea da cui nasce il progetto?
L’idea portante era proprio riuscire ad usare un materiale così vivo e forte, della tradizione italiana, sperimentandone un’applicazione contemporanea in un nuovo settore. Il processo, dall’idea alla realizzazione, ha richiesto due anni.
Abbiamo pensato di intervenire con molta semplicità, ricavando una sagoma in piano e tentando di avvolgerla intorno ad una struttura metallica. Si è trattato realmente di “domare” questo materiale, certo non malleabile. Il suo forte spessore, avvolto intorno ai tubolari, lo faceva tornare piano e dava alle curve una rotondità pronunciata, che è diventata una caratteristica del prodotto. Abbiamo dato un’impronta concava al centro e curva sui fianchi, anche per il comfort, stampando le due parti del cuoio, una lavorazione fatta da uno specialista dello stampaggio a caldo del cuoio. Sedile e schienale sono uniti con un dettaglio sartoriale, una cucitura a zig-zag molto robusta che consente inoltre di non sovrapporre i due spessori di cuoio, ma di accostarli. Anche dopo lo stampaggio questo cuoio va tenuto fortemente: i tiranti nautici che abbiamo scelto sono un elemento distintivo del design. Usati dietro lo schienale e sotto al sedile esprimono in modo chiaro la forza necessaria per lavorare con questo cuoio, la sua potenza. E la possibilità di ripristinare nel tempo la tensione.
Abbiamo tutti concordato di lasciare il materiale al naturale (sia esternamente che sul lato interno, che prima pensavamo di tingere di nero): bellissimo così, senza nessuna protezione, di sicuro porterà i segni della sua vita in modo “nobile”. Le gambe in massello di rovere, come il cuoio e il telaio, sono elementi che nel design abbiamo mantenuto formalmente leggibili e tecnicamente autonomi. Questo ha un risvolto ecologico, consentirebbe un totale smontaggio dei pezzi a fine vita del prodotto. Ma l’obiettivo ecologico è meglio rappresentato dal fatto che questo è il contrario di un prodotto usa-e-getta.

Un buon design ha la capacità di entrare a far parte della quotidianità dell’utilizzatore, sia dal punto di vista strumentale che concettuale. Quali erano gli obiettivi che volevate raggiungere con il progetto?
La filosofia di entrare a far parte in modo significativo ma non disturbante della vita dell’utente è alla base del nostro modo di fare design: cerchiamo l’equilibrio, un equilibrio nel linguaggio delle forme, visto che gli oggetti “parlano” e visto che il design, normalmente, non è un gesto artistico. I nostri progetti devono naturalmente rispondere a requisiti tecnici ed ergonomici, lo diamo per scontato; il nostro design punta al ben fatto, che sia artigianale o industriale, al bello che arricchisce mentalmente, all’innovazione piuttosto che alla ricerca della stravaganza.
Nello specifico, la 1085 comunica il valore positivo del tempo che trascorre e lascia i suoi segni; sicuramente racconterà la storia di chi la usa e, anche usata, sarà sempre bella. Come dicevamo prima, il contrario di un prodotto usa-e-getta. Piuttosto è un prodotto che si può tramandare; non si usa più molto, forse potremmo rilanciare questo atteggiamento.
Il design della 1085 è stato un processo difficile, di raffinamento dell’idea iniziale, ma quello che ci piace è avere ottenuto un risultato che lo fa apparire semplice, immediato; allo stesso tempo tutti leggono che questo è un prodotto unico.

 

Elisa Viglianese

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