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Archetipi | In the mirror with Andrea Branzi

Si è appena conclusa alla galleria Antonia Jannone Disegni di Architettura la mostra Archetipi, una riflessione di Andrea Branzi su quei modelli teorici e mentali che anticipano tutte le nostre attività creative. Dieci sculture inedite realizzate con DAS, legno e rete metallica e una serie di opere su carta indagano le strutture primarie, come le capanne, i recinti e le strutture agricole, per poi estendersi ai concetti di identità culturale e di patrimonio antropologico.

Branzi parla di un mondo del progetto in continuo movimento, strettamente collegato al nostro istinto e alle nostre forme espressive. In questo quadro fondamentale è la riflessione sugli archetipi primari, archetipi come repertorio da inventare e da <<indagare dentro la profondità della nostra mente>>.

Andrea Branzi racconta a Livingroome la sua esperienza e il rapporto tra gli archetipi, il mondo dell’architettura e la nostra creatività.

 

 

Cosa sono per lei gli Archetipi e perché è importante esplorarli in architettura?
Gli Archetipi sono modelli teorici, mentali, capaci di emergere dal profondo del nostro istinto per permetterci di elaborare nuove forme espressive. Materiale primario da indagare dentro la profondità della nostra mente.

Archetipi come eredità del passato o come riflessione creativa e introspettiva?
Si tratta di elementi relativi al presente, non al passato. Appartengono a interpretazioni profonde di progetti che possiedono una forte energia di interpretazione e di progettazione.

Che importanza hanno i materiali per le opere esposte?
Nelle opere esposte i materiali non hanno assolutamente un limite o un vincolo. Essi possiedono un significato poetico e non tecnico o legato a tecnologie.

Le sue esposizioni indagano spesso l’identità culturale dell’uomo e lo spazio del mondo attraverso archetipi, maschere e materiali naturali, fino a svincolarsi dalla costruzione moderna per portare il pensiero verso la preesistenza e una vita più vera e autentica. Qual è il suo pensiero a riguardo? Come nasce la sua riflessione?
La mia riflessione nasce attraverso modalità molto differenti e continuamente trasformate da strategie diverse. Nella storia del progetto tutto cambia profondamente e tutto si rinnova senza formule predeterminate.

 

Photo credits by Daniele Macchi

 

Elisa Viglianese