Ecobar | In the mirror with Giuseppe Gurrieri

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Da Ragusa arriva Ecobar, un progetto del 2015 che parla di riqualificazione urbana e sensibilità ecologica. L’architetto Giuseppe Gurrieri restaura un vecchio capanno dismesso da tempo, nato come biglietteria dello stadio adiacente, e lo trasforma in un delizioso bar-bistrot, dall’aspetto inconfondibile.
Costruito alla fine degli anni ’80, l’edificio ha una piccola pianta quadrata di 120 mq, da cui si sviluppa una struttura in cemento armato dal tetto spiovente. L’intervento architettonico ne esalta le caratteristiche estetico-funzionali, attraverso la realizzazione di una “pelle esterna” in materiali low cost e da riuso – pannelli di aquapanel e listelli di legno da carpenteria. Ampie vetrate si aprono sul paesaggio urbano, permettendo un contatto con la realtà circostante. È stato scelto il colore giallo per rivestire esternamente la struttura; un colore in grado di attribuire carattere e forza a chi lo indossa e, allo stesso tempo, capace di illuminare la periferia industriale, diventando un punto di riferimento e uno spazio di ritrovo.

«Nei miei progetti cerco di combinare il pragmatismo, che sta alla base del design scandinavo, con il paesaggio, la tradizione, le metodologie costruttive, i materiali e i colori della mia terra» Giuseppe Gurrieri

 

Ecobar racconta di una riqualificazione urbana, accompagnata da una forte sensibilità ai temi dell’ambiente Quali sono stati i presupposti che hanno permesso lo sviluppo del progetto? Qual è stato il processo creativo?
Ecobar è un piccolo intervento di recupero architettonico, sito in un’area che manifesta le tipiche criticità della periferia – delicato tema di cui oggi in Italia si parla tanto. Il progetto, che suggerisce una valida strategia per la trasformazione del costruito suburbano, ha preso il via grazie alla collaborazione tra il Comune di Ragusa e un investitore privato. Obiettivo comune, rifunzionalizzare una vecchia biglietteria attivando, allo stesso tempo, una piccola ma significativa rigenerazione urbana.

Il processo creativo si è articolato sull’idea di realizzare una pelle esterna cucita con precisione sartoriale sull’edificio

 

Il colore giallo, che rende unica la struttura, ha un significato che va oltre la forte caratterizzazione estetica?
Ho scelto di adattare il legno da carpenteria al materiale da rivestimento, sia per le sue caratteristiche tecniche (ottima resistenza all’ambiente esterno e facile manutenzione), sia per il basso costo. Ciò non esclude che io sia stato attratto dalla cromia del materiale anche se sono fermamente convinto che, in architettura, l’estetica dell’opera non sia il punto di partenza del processo progettuale ma la conseguenza di una valida idea – il concept del progetto – e di tutte le azioni ad essa coerenti.

 

La sua attività si articola parallelamente tra due poli europei: il sud Italia, tra la Sicilia e la Puglia, e Stoccolma. In che modo le due anime si combinano nei suoi progetti?
Durante gli anni dell’università sono stato studente Erasmus presso la Facoltà di Architettura K.T.H. di Stoccolma dove oggi svolgo attività di ricerca e didattica insieme al prof. Ori Merom. La Svezia mi affascina molto sia per il paesaggio che per lo stile di vita della società, impostato su principi di rigore, ordine, disciplina, organizzazione e funzionalismo. Questi stessi principi in architettura diventano strumento di controllo del progetto e generano un efficace metodo di lavoro.
Nei miei progetti cerco di combinare il pragmatismo che sta alla base del design scandinavo con il paesaggio, la tradizione, le metodologie costruttive, i materiali e i “colori” della mia terra.

 

Elisa Viglianese

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