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		<title>Vivere alla Ponti. A Roma</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 11:03:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mostre]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo il successo di Milano, e in occasione di Roma Contemporary, il progetto Molteni dedicato a Gio Ponti arriva a Roma. L’intera collezione di mobili e complementi, visibile dal 25 maggio al 9 giugno presso Frattali, è accompagnata dalla mostra “Vivere alla Ponti. Esperimenti di vita domestica e architetture per l’abitare e il lavoro” e dall'incontro “Gio Ponti, l’arte si innamora dell’industria. Progetti dagli archivi” il 26 maggio al MACRO Testaccio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Molteni&amp;C</strong> rinnova l’attenzione per i maestri dell’architettura e del design con un progetto di riedizione di arredi disegnati da <strong>Gio Ponti</strong>, il grande maestro del ’900. Una collezione di mobili, alcuni prodotti solo per abitazioni private o per piccole serie, presentata in occasione del <strong>Salone del Mobile 2012</strong>, dopo un lungo percorso di ricerca e studio dei prototipi, grazie all’accordo firmato in esclusiva con gli eredi Ponti.<br />
La collezione, realizzata con la direzione artistica dello Studio Cerri&amp;Associati, comprende arredi disegnati da Gio Ponti tra il 1935 (sedia per il primo Palazzo Montecatini) e gli anni ’50 (libreria, cassettone, tavolino, cornici e tappeto per Casa Ponti in via Dezza a Milano, 1956-57).<strong><br />
</strong>Dopo il successo di Milano, e in occasione di Roma Contemporary, il progetto dedicato a Gio Ponti arriva a <strong>Roma. </strong>L’intera collezione di mobili e complementi, visibile presso lo <strong>showroom Frattali dal 25 maggio al 9 giugno</strong>, è accompagnata dalla mostra “Vivere alla Ponti. Esperimenti di vita domestica e architetture per l’abitare e il lavoro”, un omaggio al design domestico di Gio Ponti e a una visione della modernità ancora attuale. Un racconto insieme intimo e professionale, accompagnato dalle lettere, dalle fotografie di famiglia e dai documenti video.<br />
Sabato <strong>26 maggio alle 19.00 Roma Contemporary ospita al MACRO Testaccio l’incontro “Gio Ponti, l’arte si innamora dell’industria. Progetti dagli archivi”</strong>, con la partecipazione di Margherita Guccione, direttore MAXXI Architettura, Fulvio Irace, storico dell’architettura, Franco Raggi, vicepresidente dell’Ordine degli Architetti di Milano, Francesca Molteni, muse factory of projects. Modera Umberto Croppi, Fondazione Valore Italia.<br />
<strong><a title="www.molteni.it" href="http://www.molteni.it/" target="_blank">www.molteni.it<br />
</a></strong><strong><a href="http://www.romacontemporary.it" target="_blank">www.romacontemporary.it</a></strong></p>
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		<title>Meet Luca Gnizio</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 14:01:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Classe 1981, Luca Gnizio, dopo la laurea in disegno industriale a Milano, inizia a collaborare come sviluppatore di prototipi per importanti aziende di interior design. Successivamente lavora allo sviluppo di progetti di Packaging, Interior e Industrial Design. Dal 2007 Luca si dedica interamente al brand FordesignFor, da lui fondato, con la volontà di creare ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Classe 1981, <strong>Luca Gnizio</strong>, dopo la laurea in disegno industriale a Milano, inizia a collaborare come sviluppatore di prototipi per importanti aziende di interior design. Successivamente lavora allo sviluppo di progetti di Packaging, Interior e Industrial Design. Dal 2007 Luca si dedica interamente al brand <strong>FordesignFor</strong>, da lui fondato, con la volontà di creare prodotti ecologici e sostenibili, portatori di forti messaggi sociali e di rispetto dell&#8217;ambiente.<br />
<strong>FordesignFor</strong> si affaccia sulla scena del design focalizzando risorse e idee a favore di una progettazione ecosostenibile. Nei progetti di FordesignFor si incontrano combinazioni creative dove il mix di materiali e le contaminazioni provenienti dalla natura e dal mondo urbano si sintetizzano in proposte capaci di rappresentare la società contemporanea e la sua costante mutazione. FordesignFor privilegia l&#8217;utilizzo di materiali riciclati, derivanti da diversi settori dell&#8217;industria, e l&#8217;impiego di energia<strong> </strong>ricavata da fonti rinnovabili: così Fordesignfor trasforma ciò che comunemente definiamo materiali di scarto in oggetti di uso quotidiano belli e funzionali, dimostrando che dal riciclo non nascono prodotti di minor valore, ma si possono creare complementi di qualità, portatori di principi di responsabilità e tutela dell’ambiente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il tuo design è?<em><br />
</em></strong>Il mio design è realizzato con materiali di scarto industriale. La ricerca dell’essenzialità formale e povertà del materiale per criticare una società che vuole spingersi verso nuove frontiere non badando all’impoverimento ed all’inquinamento che sta recando. Il mio design visto come mezzo di unione e collaborazione tra più realtà industriali e associazioni sociali, infatti ritengo che il progetto ideale è quello composto dal lavoro di più realtà industriali e sociali unite nella medesima “elevata” missione.<br />
<strong>L&#8217;oggetto/progetto perfetto di altri è?<em><br />
</em></strong>Se si parla di perfezione, tornerei molto indietro nel tempo e direi la RUOTA, è stata un&#8217;invenzione importante non solo per i trasporti ma per il progresso tecnologico in generale, ad oggi le macchine vanno ancora con le ruote, forse c’è bisogno di più genialità?<br />
<strong>L&#8217;oggetto/progetto perfetto disegnato da te è?<em><br />
</em></strong>Il mio progetto preferito è <em>Forbenchcity</em>. Una panchina pubblica che è anche raccoglitore di rifiuti come: lattine, bottigliette di plastica etc. La particolarità sta nel fatto che ognuno di noi, nel semplice gesto di “buttare” in realtà decora, ebbene sì. Il contenitore lascia apparire con i nostri rifiuti, scritte, immagini, etc., ci ritroviamo ad essere autori di un’opera collettiva. Vivendo lo spazio pubblico poco alla volta, potremo leggere “insieme” intere frasi (con più panchine affiancate) e sarà merito del nostro semplice ma importante gesto quotidiano, riciclare visto come arte collettiva e interattiva.<br />
<strong>Oltre il design c&#8217;è?<em><br />
</em></strong>Sono curioso, amo conoscere sempre di più, viaggio, corro e canto molto (in un coro semiprofessionale polifonico). Mi piace spaziare da posti completamente isolati, quando corro per esempio, e poi mi piace catapultarmi nella città caotica e studiare le persone, i comportamenti, i gesti, gli odori, i suoni, i colori. Amo ascoltare la parola di tutte le persone, piccole e grandi. Tutto quello che traduco con  i miei sensi e la mia percezione (folle) è poi genitore del prossimo progetto creativo.<br />
<strong>Il design di domani sarà?<em><br />
</em></strong>Io spero e credo che il design del futuro sarà sempre più sensibile e  rispettoso dei problemi ecologici e che sempre di più la tecnologia mirerà al non spreco, ad investire nelle energie alternative e che i progetti ecologici non saranno più dei giochi costosi e di nicchia.</p>
<p><strong><a href="http://www.fordesignfor.it" target="_blank">www.fordesignfor.it</a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Forlastdrop</em>, poltrona fatta da scarti di terracotta, terra e struttura in ferro.<br />
<em>Forgrasshopper, </em>sistema di lampade a led, con struttura portante in lastre di ferro e tondini, striscia di led 12V/24V, strisce di plexiglass scarto da taglio lastre.<br />
<em>ForbenchCity</em>, panchina con struttura portante in rete di scarto produzione e tondini di ferro.<br />
<em>ForstreetFun</em>, sedia realizzata con scocca in lamiera di acciaio riciclata, rivestimento in placche di catrame e struttura portante in tondino di ferro per edilizia.<br />
<em>Bookfor</em>, poltrona con struttura portante in tondino di ferro per edilizia per la struttura principale, seduta e schienale rivestiti da più strati di diverso materiale recuperati da varie fonti.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>BaTi House</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 12:56:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Campagna a nord di Roma, una giovane coppia acquista un villino su tre livelli, ancora in fase di completamento. Felice situazione per l&#8217;architetto Filippo Bombace che può gestire liberamente l’immagine e la distribuzione degli spazi interni. Un recente passato trascorso professionalmente negli ambienti della moda e l’abitudine ad apprezzare la bontà di un materiale o di ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Campagna a nord di Roma, una giovane coppia acquista un villino su tre livelli, ancora in fase di completamento. Felice situazione per l&#8217;architetto <strong>Filippo Bombace</strong> che può gestire liberamente l’immagine e la distribuzione degli spazi interni. Un recente passato trascorso professionalmente negli ambienti della moda e l’abitudine ad apprezzare la bontà di un materiale o di un’esecuzione ‘sartoriale’ hanno facilitato enormemente la definizione della palette dei materiali e la scelta di una composizione architettonica fluida e pulita.<br />
Scelta cardine dell’intervento le pavimentazioni, eseguite negli spazi giorno in pietra pece (pietra calcarea Siciliana imbevuta di bitume), dalla fortissima personalità cromatica e materica, con innumerevoli sfumature dal beige al testa di moro, che ha imposto quasi a cascata il resto delle scelte: la scala di collegamento dei tre livelli risulta infatti rivestita in cocco naturale e la zona notte pavimentata in parquet di acero. Gli infissi interni sono anch’essi in acero, la cucina è laccata canapa con piani in wengé, il bagno è in mosaico ocra <em>Bisazza</em>, e, nel locale studio/soggiorno in bella vista una parete in mattoni di tufo a vista.<br />
La composizione generale risulta incentrata sulla cucina/tinello/atrio, spazio flessibile grazie alla possibilità di schermare all’occorrenza la zona ingresso, con un sistema di teli in lino scorrevoli su binari a soffitto, a scoprire o nascondere il minimale camino in pietra con armadiature laterali, cui si contrappone la bella zona cucina-pranzo, costituita dai due fronti contrapposti attrezzati (<em>Varenna</em>) e dal grande tavolo da pranzo (<em>Cassina</em>, sedie di <em>Tecna</em>) con soprastante televisore sospeso. Il cilindro a soffitto di <em>Viabizzuno</em> ritma ed illumina la zona pranzo. Una grande lastra in vetro opalino, alle spalle della cucina, ribatte la simmetria del varco di accesso al locale bagno; questo risulta caratterizzato dal piccolo lavabo in acciaio (<em>Axia</em>), dal comodo vano doccia (che tramite la stessa vetrata restituisce luce naturale alla retrostante cucina) e dai sanitari sospesi di <em>Ceramica Flaminia</em>, in zona appartata.<br />
<strong><a href="http://www.filippobombace.com" target="_blank">www.filippobombace.com</a></strong></p>
<p>Place: Roma<br />
Client: privato<br />
<strong>Progetto: Filippo Bombace oficina de arquitectura</strong><br />
Photo: Luigi Filetici</p>
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		<title>Opening Fondazione Bisazza</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 09:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella sede di Montecchio Maggiore, alle porte di Vicenza, inaugura l'8 giugno 2012 la Fondazione Bisazza, un nuovo spazio culturale dedicato al design e all'architettura contemporanea; oltre 6000 metri quadri accolgono opere e installazioni in mosaico firmate da artisti e progettisti di fama internazionale e mostre temporanee provenienti dalle istituzioni più significative nel panorama internazionale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nella sede di Montecchio Maggiore, alle porte di Vicenza, <strong>inaugura l&#8217;8 giugno 2012 la Fondazione Bisazza</strong>, un nuovo spazio culturale dedicato al design e all&#8217;architettura contemporanea; oltre 6000 metri quadri accolgono opere e installazioni in mosaico firmate da artisti e progettisti di fama internazionale e mostre temporanee provenienti dalle istituzioni più significative nel panorama internazionale.<br />
In occasione della sua apertura ufficiale, <strong>la Fondazione Bisazza presenta (per la prima volta in Italia) <em>John Pawson &#8211; Plain Space, </em>una retrospettiva sulle opere di John Pawson</strong>, uno dei grandi maestri del design contemporaneo, organizzata in collaborazione con il Design Museum di Londra. Per la Fondazione Bisazza, John Pawson realizza un&#8217;opera inedita, site-specific che sarà svelata in occasione dell&#8217;apertura degli spazi di Montecchio Maggiore: in quest&#8217;occasione il designer inglese utilizzerà il mosaico per la prima volta nella sua carriera.<br />
Il progetto della Fondazione &#8211; organizzazione privata non profit e aperta al pubblico – nasce dall&#8217;attenzione e sensibilità verso la cultura del design e dell&#8217;architettura che da sempre animano Bisazza. <strong>Piero e Rossella Bisazz</strong>a, rispettivamente Presidente e Vicepresidente della Fondazione, dichiarano: “L<em>a Fondazione Bisazza nasce con una duplice vocazione: è uno spazio espositivo per raccogliere </em><em>opere e installazioni di designer e architetti contemporanei che, nel corso degli ultimi vent&#8217;anni, hanno </em><em>immaginato inedite applicazioni del mosaico; si propone inoltre come soggetto culturale in costante </em><em>interazione con prestigiose istituzioni internazionali al fine di ospitare mostre itineranti e progetti di </em><em>design e architettura, non legati necessariamente al mosaico</em>”.<br />
Gli spazi della Fondazione sono articolati su un’area di circa 6000 mq, in passato riservata alla produzione aziendale, recuperata e adibita all’esposizione grazie al progetto di riqualificazione dell’architetto Carlo Dal Bianco. La ricca collezione permanente è costituita da installazioni firmate da designer quali <strong>Tord Boontje, Aldo Cibic, Sandro Chia, Jaime Hayon, Alessandro Mendini, Fabio Novembre, Mimmo Paladino, Andrée Putman, Ettore Sottsass, Studio Job, Patricia Urquiola e Marcel Wanders</strong>. Un&#8217;area di oltre 1000 mq è invece dedicata ad accogliere mostre itineranti e installazioni di progettisti di fama internazionale, provenienti da istituzioni straniere. L&#8217;intento della Fondazione è infatti interagire e dialogare con altre fondazioni e musei di design e architettura creando un network per la presentazione di progetti inediti in Italia.<br />
<strong><a href="http://www.fondazionebisazza.it" target="_blank">www.fondazionebisazza.it</a></strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>The Secret Garden</title>
		<link>http://www.livingroome.it/blog/portfolio/the-secret-garden/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 10:03:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’Orto Botanico di Brera è un luogo ameno, sconosciuto ai più, nel cuore di Milano. Una silenziosa area verde incorniciata da palazzi patrizi e delimitata, su un lato, dall’Accademia di Brera. È qui che Barovier&#38;Toso e Citco hanno deciso di presentare The Secret Garden, una mostra-evento durante il Fuori Salone, in cui poter raccontare la ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’Orto Botanico di Brera è un luogo ameno, sconosciuto ai più, nel cuore di Milano. Una silenziosa area verde incorniciata da palazzi patrizi e delimitata, su un lato, dall’Accademia di Brera. È qui che <strong>Barovier&amp;Toso</strong> e <strong>Citco</strong> hanno deciso di presentare <strong><em>The Secret Garden</em></strong>, una mostra-evento durante il Fuori Salone, in cui poter raccontare la propria peculiare specificità, l’una nella lavorazione del vetro soffiato per la realizzazione di installazioni luminose e lampadari, l’altra del marmo intarsiato per la produzione di superfici, pareti e pavimenti.<br />
Accomunate da un know-how più vicino all’alto artigianato artistico che alla serialità industriale, per dare forma ad un progetto di sensi e d’emozioni hanno coinvolto due grandi signore del design e dell’architettura: <strong>Paola Navone per Barovier&amp;Toso e Zaha Hadid Architects per Citco</strong>. A ciascuna è stato chiesto di immaginare e mettere in scena un allestimento che testimoniasse al pubblico internazionale ed esigente del Salone del Mobile, la maestria delle due aziende nel produrre manufatti di straordinaria bellezza.<br />
I lampadari in vetro soffiato della tradizione muranese, valorizzati da scelte cromatiche raffinate, nel progetto di Paola Navone sono alloggiati all’interno di grandi “nidi” intrecciati con arbusti di nocciolo, disseminati nel prato o appesi agli alberi, dipinti di un intenso blu Klein. I nidi nascondono e proteggono i lampadari invitando i visitatori a sbirciare, curiosi, tra i rami e piccoli pertugi. Zaha Hadid ha progettato un padiglione che accoglie tre superfici verticali in marmo ideate per Citco. Le pareti sono composte da un puzzle di schegge irregolari di marmo dal taglio sfaccettato che si sviluppano come i frattali acquistando grande forza materica nella loro tridimensionalità. L’architettura decostruita del padiglione è vicina ai segni organici e ben si inserisce in questo luogo naturale per antonomasia valorizzando la perizia dell’azienda nella realizzazione di superfici intarsiate contemporanee di forte impatto emotivo. <strong><a href="http://www.barovier.com" target="_blank">www.barovier.com</a></strong> - <strong><a href="http://www.citco.it " target="_blank">www.citco.it </a></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Meet Mandalaki</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 13:41:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Design emergente ma già di successo per Mandalaki (dal greco μανταλακι= molletta da bucato, sinonimo di equilibrio e semplicità, affidabilità e sostegno). Questo il nome dello studio di progettazione fondato un anno fa da Enrico De Lotto, Georgios Kolliopoulos (Koli) e Giovanni Senin, che riassume quel percorso progettuale, genuino e deciso, che il team rende visibile in ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Design emergente ma già di successo per <strong>Mandalaki</strong> (dal greco μανταλακι= molletta da bucato, sinonimo di equilibrio e semplicità, affidabilità e sostegno). Questo il nome dello studio di progettazione fondato un anno fa da <strong>Enrico De Lotto, Georgios Kolliopoulos (Koli) e Giovanni Senin</strong>, che riassume quel percorso progettuale, genuino e deciso, che il team rende visibile in ogni progetto. I progetti di Mandalaki presentano forme che ottimizzano lo spazio, di facile installazione, dal disegno semplice e senza tempo dove il materiale e la tecnica dell&#8217;incastro intervengono per sostenere un forte pensiero immediatamente riconoscibile in ogni prodotto. Una linea di arredi e complementi che ben si prestano ad arredare spazi leggeri e dinamici. Il design si riscopre piacevolmente essenziale e l&#8217;estetica finale mette in luce le astuzie tecniche. Mandalaki crea prodotti, installazioni ed eventi in collaborazione con designer, clienti e partner provenienti da tutta Europa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il vostro design è?<br />
</strong>Essenziale, funzionale, sintetico: cerchiamo di togliere il più possibile. Il nostro design non si fa notare ma è teso a durare nel tempo e a semplificare i comportamenti quotidiani.<br />
<strong>L&#8217;oggetto/progetto perfetto di altri è?<br />
</strong>Il New York Times Building di Renzo Piano a New York e i progetti di Dieter Rams per la Braun negli anni &#8217;60. Amiamo questi progetti per il senso delle proporzioni, la pulizia del disegno, e la sintesi tra funzionalità ed estetica.<br />
<strong>L&#8217;oggetto/progetto perfetto disegnato da voi è?<br />
</strong>Non abbiamo mai fatto un progetto perfetto. Quello che preferiamo e riteniamo meglio realizzato è il <em>Mandalaki Table</em>, perchè risolve un problema e la sua forma è conseguente alla funzione. Il suo utilizzo è facilmente comprensibile, è componibile senza bisogno di istruzioni. È composto da soli 3 pezzi, senza componenti aggiuntivi.<br />
<strong>Oltre il design c&#8217;è?<br />
</strong>Pur ritenendoci abbastanza tecnici nell&#8217;approccio alla progettazione, siamo molto interessati alla sperimentazione artistica (arti figurative, musica, video art), al confronto e alla discussione con persone provenienti da ambiti diversi, e all&#8217;architettura.<br />
<strong>Il design di domani sarà?<br />
</strong>Il design di domani nasconderà la tecnologia piuttosto che celebrarla.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.mandalaki.com" target="_blank">www.mandalaki.com</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">(Cover) <em>Curiocity explains</em>, panchina in cemento con schienali recuperati da sedie della tradizione locale. Photo Mixalis Korwnis<br />
<em>Mandalaki Table</em>, tavolo elettrificato. Photo Miro Zagnoli<br />
<em>Bugia</em>, lampada in carta traforata. Photo Mandalaki<br />
<em>Caprapanca</em>, panchina pieghevole. Photo Mandalaki<br />
<em>Dino t</em>, tavolino in legno e palloni da basket. Photo Mandalaki</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Wine box</title>
		<link>http://www.livingroome.it/blog/portfolio/wine-box/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 14:51:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il progetto ha preso le mosse dalla richiesta dei conti di Porcia e Brugnera, famiglia produttrice di vino da otto secoli, agli architetti Marco Grandesso e Dario Schiavo di riqualificare a fini commerciali e in un&#8217;ottica contemporanea gli spazi al pianterreno di un’ala del complesso della Cantina di Azzano Decimo (Pordenone). La nuova organizzazione tiene conto ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il progetto ha preso le mosse dalla richiesta dei <strong>conti di Porcia e Brugnera</strong>, famiglia produttrice di vino da otto secoli, agli <strong>architetti Marco Grandesso e Dario Schiavo</strong> di riqualificare a fini commerciali e in un&#8217;ottica contemporanea gli spazi al pianterreno di un’ala del complesso della <strong>Cantina di Azzano Decimo</strong> (Pordenone). La nuova organizzazione tiene conto della tipologia dell’edificio storico e della sua struttura distributiva, individuando nel percorso longitudinale di collegamento tra i diversi spazi &#8211;  la vendita, il wineshop, lo spazio vino sfuso, la sala polifunzionale, la barricaia - l’elemento organizzatore funzionale e il principale asse compositivo del progetto.<br />
Le pareti interne sono rivestite con una seconda “pelle”, una struttura lignea di pannelli in multistrato di betulla, sia finitura estetica che elemento funzionale, che forma con gli elementi di arredo, sempre in multistrato di betulla, un insieme integrato flessibile e dinamico. L’idea dell’involucro in legno nasce per ricreare uno contenitore “prezioso”, adatto ad ospitare uno dei prodotti più nobili del lavoro dell&#8217;uomo, quasi un&#8217;estensione delle cassette in legno che si usano per i vini più pregaiti.<br />
Anche l’uso del vetro specchio e di alcune superfici in vetro elettroverniciato bianco tende a moltiplicare lo spazio e gli elementi che lo compongono, enfatizzando ulteriormente la continuità, così come il pavimento radiante, in calcestruzzo levigato color tabacco. Il wineshop presenta elementi di arredo integrati alla boiserie, funzionali all’esposizione; lo spazio office ha un mobile cassa rivestito di vetro elettroverniciato bianco e una parete attrezzata, che costituisce il trait d’union architettonico tra wineshop e spazio polifunzionale. Quest’ultimo è pensato per ospitare degustazioni e riunioni commerciali, con quattro tavoli realizzati su misura. Uno schermo integrato alla boiserie permette la proiezione di immagini, grazie anche alla possibilità di oscurare le finestre con dei pannelli mobili che riprendono un elemento tipologico caratteristico dei locali delle cantine, necessario al controllo della luce ai fini della conservazione del vino. <strong><a href="http://www.marcograndesso.it " target="_blank">www.marcograndesso.it</a></strong> &#8211; <strong><a href="http://www.darioschiavo.it" target="_blank">www.darioschiavo.it</a></strong></p>
<p>Place: Azzano Decimo (Pordenone)<br />
Client: Cantina Principi di Porcia e Brugnera<br />
<strong>Progetto: Marco Grandesso architetto, Dario Schiavo architetto<br />
</strong>Photo: Carlo Sclauzero<br />
Arredi: Bonaldo</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Open House Roma 012</title>
		<link>http://www.livingroome.it/blog/2012/04/23/open-house-roma-012/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 11:06:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Lancio di Open House Roma, in programma il weekend del 5 e 6 maggio prossimi. Open House è una iniziativa semplice quanto rivoluzionaria: una volta all’anno, per il tempo di un fine settimana, si aprono al pubblico, con visite guidate gratuite, luoghi di alto interesse architettonico della città, alcuni dei quali solitamente inaccessibili]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Oggi, con conferenza stampa alla Casa dell&#8217;Architettura di Roma, lancio della prima edizione romana di <strong>Open House Roma</strong>, in programma il weekend del <strong>5 e 6 maggio</strong> prossimi. Open House è una iniziativa semplice quanto rivoluzionaria: una volta all’anno, per il tempo di un fine settimana, si aprono al pubblico, con visite guidate gratuite, luoghi di alto interesse architettonico della città, alcuni dei quali solitamente inaccessibili.<br />
Si tratta di un progetto ideato venti anni fa da <strong>Open House Worldwide, </strong>organizzazione internazionale con sede centrale a Londra e sedi indipendenti in Europa, America, Medio Oriente e Australia. I numeri parlano chiaro: Open House London, nato nel 1992, apre le porte di 700 edifici ogni settembre, registrando oltre 300.000 visitatori. Open House New York, nato nel 2002, oggi ne richiama oltre 185.000.<br />
L’evento romano, organizzato dall’<strong>associazione culturale Open City Roma</strong>, prevede la realizzazione contemporanea di visite guidate in <strong>100 siti di ogni epoca</strong> sul territorio capitolino, organizzati per 4 aree omogenee (Centro storico, Flaminio &#8211; Olimpico, Tiburtina, Eur &#8211; Ostiense), percorribili a piedi o in bici. Nella redazione del programma dell’evento sono stati tenuti in considerazione i seguenti parametri: ampia varietà di periodi storici, tipologie e dimensioni degli edifici, creazione di alcuni poli con maggiore densità di siti aperti al pubblico. Dal passato alla contemporaneità, tra musei, ambasciate, chiese, teatri, stazioni, studi creativi, sedi di scuole, cantieri di progetti prestigiosi, case private, installazioni ed eventi urbani, gallerie d&#8217;arte e di architettura, biblioteche, edifici residenziali, uffici, palazzi storici, etc., è possibile costruirsi percorsi trasversali e personali per vedere la città in una prospettiva rara e insolita.<br />
I progettisti di molti edifici contemporanei inseriti nel programma guideranno personalmente le visite. Orari, modalità di apertura degli edifici e prenotazioni sono disponibili sul <strong><a href="http://www.openhouseroma.org" target="_blank">sito</a> </strong>Open House Roma, e in arrivo anche un&#8217;app dedicata. Sulla <strong><a href="https://www.facebook.com/events/339858156075664/" target="_blank">pagina facebook</a></strong> di Open House Roma aggiornamenti quotidiani del programma.<br />
<strong><strong><a href="http://www.openhouseroma.org" target="_blank">www.openhouseroma.org</a> - <strong><a href="http://www.openhouseworldwide.org" target="_blank">www.openhouseworldwide.org</a></strong></strong></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>ANOTHER TERRA</title>
		<link>http://www.livingroome.it/blog/2012/04/18/another-terra/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 15:05:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Fuori Salone a Lambrate Ventura per una mostra collettiva di lavori realizzati per l’occasione dai designer protagonisti del workshop IN Residence, sulla relazione tra l’essere umano e gli oggetti che lo circondano e di cui si serve, proiettandoci in un contesto ambientale radicalmente differente da quello della nostra comune esperienza quotidiana. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>ANOTHER TERRA / Home Away from Home</strong> è una mostra collettiva che presenta una serie di lavori realizzati per l’occasione dai designer protagonisti del workshop a cadenza annuale che fa parte del programma del progetto <strong>IN Residence</strong>, che dal 2008 si svolge a Torino negli spazi unici del Residence Du Parc. Il tema al quale si ispira il <em>concept </em>della mostra offre l’occasione per formulare una riflessione specifica sulla <strong>relazione tra l’essere umano e gli oggetti che lo circondano e di cui si serve, proiettandoci in un contesto ambientale radicalmente differente da quello della nostra comune esperienza quotidiana</strong>. La ricerca e l’eventuale scoperta di una “super Terra”, come viene definita dagli astronomi, oltre a costituire un traguardo straordinario per le ricerche in ambito spaziale della comunità scientifica mondiale, è da considerarsi come un evento di importanza epocale. Prendendo spunto da queste attività di studio &#8211; che hanno portato alla recente scoperta durante la missione NASA denominata <em>Kepler </em>dell’esistenza di un pianeta che orbita nella “zona abitabile” di una stella simile al Sole &#8211; la mostra concentra la propria attenzione sul <strong>rapporto di interazione tra l’essere umano e gli oggetti che farebbero parte della sua quotidianità</strong>, anche in un contesto “altro” da quello terrestre. Se, per scelta o per necessità, dovessimo immaginare una vita su un pianeta diverso dalla Terra, quali sarebbero le caratteristiche del “bagaglio a mano minimo” che ci accompagnerebbe nel viaggio attraverso le galassie e verso un corpo celeste con condizioni di abitabilità accettabili per l’uomo? Quali prestazioni sarebbero richieste all’unico “accessorio” ammesso in occasione del primo sbarco sul suolo del nuovo mondo? Preferiremo dotarci di un “dispositivo” considerato utile, capace cioè di dare risposta ad un’esigenza funzionale specifica e ritenuta prioritaria, oppure di un elemento caratterizzato da un alto valore simbolico e magari connotato da una forte carica affettiva? E ancora, a quale valore o ideale, l’oggetto costruito dovrebbe dare espressione? Quale messaggio potrebbe trasmettere? Quale storia potrebbe raccontare? Con riferimento a questo tipo di immaginario è stato inoltre pensato l’allestimento della mostra, concepito come una sequenza di “capsule” che, contenendo i singoli lavori dei designer, intendono rappresentare i vettori mediante i quali gli oggetti sono imballati e spediti verso il nuovo pianeta. <strong><a href="http://www.inresidence.it" target="_blank">www.inresidence.it</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I designer protagonisti di ANOTHER TERRA sono:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tomás Alonso<br />
BCSXY<br />
Pieke Bergmans<br />
Julien Carrettero<br />
Maarten De Ceulaer<br />
Formafantasma<br />
Tomáš Gabzdil Libertiny<br />
Pepe Heykoop<br />
Lanzavecchia+Wai<br />
Philippe Malouin<br />
Jo Meesters<br />
Minale-Maeda<br />
Mischer’Traxler<br />
Lilliana Ovalle<br />
Studio Besau Marguerre<br />
Anke Weiss</p>
<p><strong>ANOTHER TERRA / Home Away from Home, 17 &#8211; 22 aprile 2012<br />
</strong>A cura di Barabara Brondi e Marco Rainò<br />
Ventura Lambrate / via Ventura 6, 20134 Milano<br />
Press Day: mercoledì 18 aprile, ore 10 &#8211; 12 Ventura Lambrate Open Night: mercoledì 18 aprile, ore 20 &#8211; 22<br />
Orari di apertura: da martedì 17 a domenica 22 aprile, ore 10 &#8211; 20</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Foster Care, adotta un designer</title>
		<link>http://www.livingroome.it/blog/2012/04/16/fuori-salone-a-casa-dei-designer/</link>
		<comments>http://www.livingroome.it/blog/2012/04/16/fuori-salone-a-casa-dei-designer/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 12:23:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Fuori dai soliti appuntamenti Fuori Salone, Foster Care è una format del tutto innovativo che mette insieme in un ciclo di cinque (privati) opening serali, cinque designer emergenti under 30, cinque case di insider milanesi, una mostra e tre curatori prestigiosi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Fuori dai soliti appuntamenti Fuori Salone, Foster Care è una format del tutto innovativo che mette insieme in un ciclo di cinque (privati) opening serali &#8211; per tutta la settimana della design Week milanese &#8211; cinque designer emergenti under 30 (<strong>Antonio Scarponi, Jorge Mañes Rubio, Alejandro Cerón, Matteo Cibic and Antonio Piccirilli, Linda Monique</strong>), cinque case di insider milanesi (Francesco Jodice, Nicola Zanardi, Irene Crocco, Antonio Piccirilli, Barbara Ghella), una mostra e tre curatori prestigiosi (<strong>Susanna Legrenzi, Stefano Mirti, Marco Petroni)</strong>.<br />
Foster Care è il termine scelto per rappresentare questa speciale formula, in cui cinque designer sono ospitati in altrettante case di caregiver qualificati come &#8220;genitori adottivi&#8221;. Ogni incontro è l&#8217;occasione per conoscere il lavoro del designer in una modalità inconsueta e informale, molto molto da vicino. Correte a procacciarvi un invito!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Foster Care, Milan,  17‑21 aprile 2012<br />
</strong><em>Five designers, five houses, five evenings for five (very) private events.</em><br />
Un progetto di <strong>Susanna Legrenzi, Stefano Mirti, Marco Petroni<br />
</strong><em>Su invito </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Martedì 17 aprile 2012</strong><br />
Zoroaster<br />
by Antonio Scarponi<br />
At Francesco Jodice<br />
<a href="http://www.conceptualdevices.com" target="_blank">www.conceptualdevices.com</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mercoledì 18 aprile 2012</strong><br />
Useless<br />
by Jorge Mañes Rubio<br />
At Nicola Zanardi<br />
<a href="http://www.seethisway.com" target="_blank"> www.seethisway.com</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giovedì 19 aprile 2012</strong><br />
The Beautiful Mess<br />
by Alejandro Cerón<br />
At Irene Crocco<br />
<a href="http://www.alejandroceron.com" target="_blank"> www.alejandroceron.com</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Venerdì 20 aprile 2012</strong><br />
Nipple Ceremony<br />
by Matteo Cibic and Antonio Piccirilli<br />
At Antonio Piccirilli<br />
<a href="http://www.matteocibicstudio.com" target="_blank"> www.matteocibicstudio.com</a><br />
<a href="http://www.antoniopiccirilli.com" target="_blank"> www.antoniopiccirilli.com</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sabato 21 aprile 2012</strong><br />
mmm<br />
by Linda Monique<br />
At Barbara Ghella<br />
<a href="http://www.lindamonique.com" target="_blank"> www.lindamonique.com</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Info&gt; Urban Magazine</strong><br />
preview &gt; <strong><a href="http://www.urbanmagazine.it/swf/index.html" target="_blank">www.urbanmagazine.it/swf/index.html</a><a href="http://urbanmagazine.it/swf/index.html" target="_blank"></a></strong><br />
Twitter #fostercare2012<br />
Instagram @fostercare</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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