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Forma e materia | In the mirror with Gianpiero Lucarelli

Nove anni fa parlavamo di un progetto: un villino ad Artena che vedeva protagonista l’uso della materia. Il lavoro, dell’architetto Gianpiero Lucarelli, si legava alla tradizione guardando al futuro. Oggi, nel suo studio tra Roma e Latina, l’architetto afferma: <<Ho continuato a osservare e reinterpretare i modelli del passato, per creare edifici che parlino un linguaggio contemporaneo, ma che siano al contempo radicati nella tradizione>>. Attivo nel campo dell’architettura, interior design e urbanistica, lo Studio Lucarelli, riconosce nei materiali tradizionali, nelle forme pure e nei modelli del passato, gli elementi fondamentali per comunicare nel nostro secolo.

Trovo molto stimolante confrontarmi con progetti dove si parta da una preesistenza, da uno o più elementi imprescindibili, che costituiscono un vincolo ma che rappresentino anche una sfida.

 

Il vostro lavoro si è esteso in diversi settori come l’architettura e l’interior design. Come si è sviluppato nei diversi campi in questi anni? Lo studio del contesto rimane un punto fondamentale?
Assolutamente sì, un edificio deve avere un rapporto strettissimo con il contesto, che deve diventare parte dell’edificio stesso, in uno scambio reciproco. Per i diversi campi, l’approccio è sempre lo stesso: si parte dallo studio del contesto, che per l’architettura è la città e per l’interior design sono gli spazi interni, non c’è differenza. Da quest’analisi nascono le forme.

 

In che modo i vostri nuovi progetti uniscono lo stile contemporaneo alla tradizione?
Attraverso la ricerca dei punti di contatto, innanzitutto tra la tipologia e la forma, ma soprattutto tra i materiali, spesso tipici di un luogo.

 

Esiste un filo conduttore comune nella progettazione per i diversi settori? Quali sono le parole chiave che contraddistinguono il vostro lavoro?
Per le parole chiave non ho dubbi: forma e materia. Il filo conduttore dei diversi lavori è infatti la ricerca dell’equilibrio tra forma e materia.

 

Quali sono per voi i lavori più significativi che riescono ad esemplificare al meglio il vostro modo di progettare?
Trovo molto stimolante confrontarmi con progetti dove si parta da una preesistenza, da uno o più elementi imprescindibili, che costituiscono un vincolo ma che rappresentino anche una sfida. Sì, senza dubbio queste sono le situazioni che mi permettono di esprimere al meglio il mio stile progettuale.

 

Parlando di architetture, qual è il modello abitativo che proponete per i nuovi ambienti del futuro?
Un modello in cui gli elementi caratterizzanti del progetto siano la flessibilità e la dinamicità dello spazio, che rispecchi quindi “l’abitare” dell’uomo contemporaneo.

 

Potreste darci qualche anticipazione sui nuovi progetti in cantiere?
Sto lavorando a vari progetti d’interior design a Roma, Brescia, Velletri, Artena e Valmontone, molto stimolanti perché diversissimi: in edifici storici, dove il confronto con la preesistenza è imprescindibile, oppure in edifici degli anni 60 e 70, dove si possono creare dei punti di contatto molto interessanti tra l’arredamento contemporaneo e quello dell’epoca. Nell’architettura, oltre a piccoli insediamenti residenziali, sto lavorando a nuovi progetti di unità singole in cui l’intervento è totale: dalla progettazione dell’edificio, fino ad arrivare ai dettagli dell’arredamento, passando per la sistemazione dell’area circostante, in cui ho la possibilità di confrontarmi con la progettazione del paesaggio, altra disciplina che mi coinvolge sempre di più.

 

Chiara Grossi