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Get in Sync Water | In the mirror with DrawLight

Si chiama Get in Sync Water l’installazione immersiva ideata dallo studio DrawLight per stimolare la consapevolezza e attivare il cambiamento verso la sostenibilità ambientale. L’installazione si trova nel cuore del Tortona Fashion District a Milano dove, durante le sfilate di Milano Moda Uomo, ha aperto dal 5 al 17 Giugno WSM – White Street Market. Lo studio padovano è stato scelto da WSM per creare un’esperienza immersiva che possa trasferire forti emozioni e generare consapevolezza verso tematiche green.

Sottolinea Mick Odelli, Founder di DrawLight: <<attraverso le esperienze emozionali attiviamo una maggiore consapevolezza di sé stessi, degli altri, dell’ambiente e della salvaguardia del nostro pianeta>>.

DrawLight racconta a Livingroome il progetto, spiegandone gli studi e le tecnologie e l’importanza del rivolgersi direttamente alla sfera emotiva dei visitatori. In più uno sguardo verso il futuro.

 

 

Progetti capaci di un linguaggio che arriva diretto alle emozioni e alla percezione sensoriale. In che modo e attraverso quali strumenti lo Studio realizza installazioni tecnologiche immersive?

Tutto parte dallo studio del concept creativo che nasce da una necessità comunicativa dei nostri clienti e partner. L’obiettivo è quello di ideare e progettare un percorso emotivo attraverso cui creare un legame duraturo tra il visitatore e il brand, che vada oltre l’estemporaneità del momento per stimolare memoria e consapevolezza nelle persone. Le esperienze immersive che realizziamo fondono arte, tecnologia e scienza a un approccio human centered fortemente orientato allo storytelling. Le persone sono sempre al centro. È il loro viaggio che conta.

Per attivare determinati stati d’animo ed emozioni, utilizziamo in maniera creativa tecnologie di light mapping e mixed reality, facendo leva sul concetto di Sensory branding e di Immersive storytelling, e linee guida neuroscientifiche laddove possibile.

 

Quali sono gli studi scientifici, artistici e tecnologici alla base delle vostre installazioni?

La nostra mission è trovare la migliore sinergia tra la dimensione artistica, tecnologica e scientifica. Per questo il nostro team e i nostri background spaziano tra studi umanistici, tecnici e scientifici. Allo stesso tavolo lavorano designer, architetti, creativi, ingegneri e ricercatori di neuroscienze. La condivisone di idee e di know-how è uno dei nostri valori principali. Ci permette di sperimentare, di innovare e di crescere dalla contaminazione non solo tra membri del team interno ma anche grazie a partner, collaboratori e clienti che di volta in volta ci forniscono sempre utili spunti di riflessione alimentando e stimolando la nostra visione.

 

Perché è importante secondo voi rivolgersi direttamente alla sfera sensibile emotiva?

Siamo una realtà camaleontica, spinta da passione e innovazione. Tra i primi a realizzare show di videomapping in Italia, abbiamo lavorato nel campo della realtà virtuale e aumentata fino a spingerci con determinazione verso le ambientazioni immersive emozionali. Abbiamo lavorato per brand come Melinda, Ikea, Porsche, Diadora. Partner che hanno capito il potenziale dei media immersivi sia in ambito spettacolare che, soprattutto emozionale e comunicativo.

Negli anni siamo cresciuti e abbiamo capito quanto la sfera emozionale sia nodale per assicurarci che un determinato messaggio veicolato da un’installazione venga recepito nella maniera più efficace e corretta. L’economia comportamentale e le neuroscienze ci hanno fornito linee guida scientifiche solide e cruciali nel processo di creazione di un’esperienza che sia in grado di consegnare con successo un determinato messaggio. I sensi sono fondamentali perché stimolano la sfera percettiva delle persone giungendo così a toccare la parte più emotiva, immediata e istintiva e del nostro cervello. Quella che spesso da forma ai nostri pensieri iniziali e ci guida nelle nostre azioni. Grazie allo storytelling immersivo riusciamo ad immergere le persone in una storia attivandole emotivamente e stimolando in loro una motivazione intrinseca. Una spinta interiore e stimolante verso un’attività, un ideale, un prodotto che suscita piacere, interesse, valore per le persone.

 

 

Ci parli dell’ultimo progetto “Get in Sync Water”, realizzato in occasione della Milano Fashion Week, a favore di una maggiore consapevolezza verso tematiche Green.

Dopo SYNC, l’installazione che abbiamo curato per WHITE Milano in occasione della Milano Fashion Week Donna a Febbraio 2019, siamo tornati a collaborare per WSM, in una sinergia di pensiero e visione con Matteo Ward di WRAD. Abbiamo scelto di proseguire il percorso iniziato con GIVE A FOK-us evolvendolo in GIVE A FOK-us WATER perché crediamo che attraverso le esperienze emozionali sia possibile attivare una maggiore consapevolezza di sé stessi, degli altri, dell’ambiente e della salvaguardia del nostro pianeta.

Il focus questa volta era l’acqua. Sincronizzarsi con il mare, gli oceani per prendere velocemente coscienza dell’importanza dell’habitat in cui viviamo. Grazie a un sistema moda sempre più sensibile a queste dinamiche.

Nello specifico Get in Sync Water ha immerso il pubblico nelle profondità marine per stimolare una maggiore consapevolezza diffusa su un tema che non si può più ignorare e lancia una call to action a farsi attori del cambiamento. Attraverso immagini, luci, riflessi e suoni, questa installazione artistica ha potuto entrare nel profondo delle persone ed emozionarle, trasportandole nel cuore dell’Oceano dove il dramma si consuma per riscrivere l’immaginario comune, finora meraviglioso e incontaminato.

 

In che modo secondo voi deve muoversi il design del futuro?

Stiamo vivendo un cambiamento di paradigma che viaggia trasversale in molti ambiti, considerati da sempre mondi ben distinti l’uno dall’altro. Dall’architettura, al retail, al fashion, al wellness, alle strutture ricettive, al museale. Ognuno di questi settori ha vissuto – e sta vivendo – cambiamenti enormi negli ultimi anni, catalizzati dapprima da una crisi che è poi sfociata in una ricerca alla risoluzione e alla svolta soprattutto in termini di design nell’accezione più ricca e ampia del termine.

Audience nuove e diversificate rispetto al passato con comportamenti sociali diversi richiedono esperienze sempre più personalizzate e interattive. Allo stesso tempo l’innovazione tecnologica rivede processi tradizionali aprendo a un folto ventaglio di prospettive e possibilità.

Brand, designer, artisti e architetti devono cambiare la prospettiva e la forma mentis con cui da sempre hanno realizzato i loro progetti. La chiave di volta sta proprio qui, nell’incanalare la soggettività e il gusto personale per realizzare progetti che siano reale specchio delle necessità delle persone. Si è passati da una visione personale “firmata” delle cose, ad una prospettiva cosiddetta “human-centered”.

Dove nulla ha più valore se non ha un perché. Dove un brand non ha vita se non pone l’individuo al centro, proponendosi come strumento ispirazionale atto a evolvere al meglio la vita del consumer, quale eroe dell’unica storia che conta: quella di sé stessi.

Per un designer non basta più quindi rifarsi al set di regole che suggerisce come realizzare un prodotto perfetto. Come non basta più porre il proprio marchio, la propria firma per certificare il valore delle cose. Ad oggi serve molto di più. Il consumatore è sofisticato, ha un database di informazioni universale a disposizione come internet, per comprendere e definire il valore intangibile e tangibile delle cose. E mano a mano che l’umanità ci spinge con aggressività verso l’era del digitale, dell’intelligenza artificiale, della sostenibilità ambientale, acquista sempre più importanza la dimensione esperenziale del design.

Per pensare ad un prodotto, è sempre più importante conoscere gli aspetti psicologici dell’individuo, avere una fotografia chiara degli aspetti culturali di ogni società in un preciso istante storico, capire cosa provoca “esperienza” nelle persone, trovare nuovi modi di produrre, con attenzione all’ambiente e mettendo sempre il focus principale sui desideri e le necessità del “uomo”.

 

Elisa Viglianese