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Design a 360° | In the mirror with 4P1B

Con sede a Milano, 4P1B Design Studio opera nel mondo del design dal 2008 e nel corso degli anni ha raggiunto obbiettivi e ricevuto menzioni sempre più importanti. Lo studio – il cui nome nasce da un acronimo tra condominio, citofoni e piani – è stato fondato da Simone Fanciullacci e Antonio de Marco e si compone oggi di molti collaboratori. 4P1B abbraccia la filosofia di un design a 360 gradi e per questo motivo il suo lavoro spazia dal product al lighting design, dall’exhibit alla cura del dettaglio, concentrandosi sulla sperimentazione in termini formali e funzionali. L’attenzione e la sensibilità sulla scelta dei materiali e la geometria costante sono aspetti chiave che caratterizzano l’anima dello studio e permettono di conferire ai progetti quella semplicità e quella raffinatezza proprie del buon design.

Il progettista si deve rimboccare le maniche e imparare dagli artigiani i segreti delle tecniche di lavorazione

 

4p1b nasce nel 2008 e nel 2014 si aggiudica la menzione d’Onore al XXIII Compasso d’Oro. Quali sono state le tappe più importanti della vostra attività?
I primi anni di attività sono stati un po’ spericolati ma entusiasmanti perché abbiamo visto realizzati i primi prodotti, tra cui la lampada Toy per Martinelli Luce che ci ha regalato una certa visibilità, e le prime partecipazioni al Fuorisalone e al Salone Satellite. Nel 2013 la collezione 273 per De Vecchi Milano 1935 ci ha permesso di veder riconosciuto il nostro impegno e la nostra ricerca progettuale a livello internazionale aggiudicandosi la menzione d’onore al Compasso d’Oro.
Nel 2014 poi, con il progetto della collezione di sedute da esterno Jujube per Chairs&More ci siamo confrontati per la prima volta con una tipologia di oggetto, la sedia, che fa parte dell’immaginario di ogni designer ed è diventato un progetto che ci ha dato grandi soddisfazioni sia a livello di vendite che comunicativo. Nel 2015 abbiamo dato vita al nostro marchio di arredi, Edizione Limitata, di cui abbiamo presentato a Novembre la seconda collezione ad Operae.

 

Nel vostro lavoro la scelta dei materiali e la loro interazione rivestono un ruolo centrale del progetto. Quali prediligete e perché?
Dipende molto dall’interlocutore che abbiamo davanti e dal progetto che stiamo sviluppando. Con alcuni clienti il materiale fa parte dell’anima dell’azienda, in questi casi è il progettista che si deve rimboccare le maniche e imparare dagli artigiani i segreti delle tecniche di lavorazione. A volte invece è il progetto che ti guida nella scelta del materiale più giusto, adatto alla soluzione che si sta cercando, capace di arrivare al pubblico con il prezzo più corretto. Poi ci sono alcuni progetti che nascono dal desiderio di sperimentare con qualcosa che non si conosce, quest’anno per esempio abbiamo presentato ad Operae dei cesti in midollino e filo di rame intrecciati insieme e dei tavolini in ardesia spaccata a mano, un materiale incredibile che ci ha sempre affascinato e con il quale volevamo confrontarci.

 

Ultimissimo progetto la Collezione di giochi da tavolo in cui ritroviamo l’uso del legno, della pelle, del marmo e del metallo. Quale idea ha dato vita al progetto e da quali elementi è composto?
Pinetti ci ha chiesto di sviluppare una collezione di giochi da tavolo e insieme con l’azienda abbiamo scelto di lavorare sugli scacchi, sul domino, sul tris e sul tangram. Volevamo rispettare la natura dei diversi giochi ma volevamo renderli speciali e preziosi. Ci piaceva l’idea che fossero giochi con i quali intrattenersi ma anche oggetti belli da tenere semplicemente esposti. Nel tris per esempio abbiamo reso le classiche pedine tridimensionali facendole realizzare in alabastro. Nel domino non ci sono i classici numeri sulle pedine ma è il colore delle pelli che permette di distinguere i pezzi e di formare inaspettate composizioni cromatiche. Per il tangram invece abbiamo giocato con marmi di colori diversi che una volta riposti nella propria scatola danno vita ad un intarsio geometrico.

 

Elisa Viglianese