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Londra si rinnova: Don’t Move, Improve!

Una mission importante quella del New London Architecture. Dal 2010 l’organizzazione si impegna nella ricerca di nuove prospettive architettoniche per la città di Londra, per far fronte alle esigenze del nostro secolo.
Don’t Move, Improve! è il concorso attraverso il quale vengono selezionati e premiati ogni anno i progetti più innovativi dei 33 quartieri della città. Quest’anno la giuria ha decretato quattro nomi vincitori, dai centoventi lavori selezionati. Tra i giudici di questa edizione figurano l’editore di Dezeen Amy Frearson, il presidente della Nla Peter Murray, gli architetti Carl Turner, Cany Ash e Levitt Bernstein e la giornalista Philippa  Stockley.

 

Reinterpretare gli esterni dell’abitazione, valorizzando il lavoro di artigiani locali, è l’obiettivo dello studio Tonkin Liu Architects che con Sun Rain Rooms si aggiudica il posto di primo classificato. Il lavoro nasce dalla ristrutturazione di una residenza gerogiana a due piani con giardino retrostante. La costruzione, dagli interni minimal e accoglienti, costituisce sia un’abitazione che uno spazio di lavoro per Anna Liu e Mike Tonkin. Il muro a specchio della zona esterna cela infatti un laboratorio, un angolo cottura, un ripostiglio e un magazzino, mentre il seminterrato diventa la zona notte. Ma la vera protagonista di questo progetto è la pioggia: raccolta in cima alla casa, scivola lungo il tetto ondulato del patio per finire all’interno di una vasca di raccolta che traforma il giardino in una piscina riflettente.

 

Il secondo premio è stato assegnato a Dewsbury Road, una casetta a schiera rivisitata dallo studio O’Sullivan Skoufoglou Architects. Il progetto di questa ristrutturazione nasce dall’idea di migliorare la comunicazione fra gli interni e gli esterni della casa. La facciata, essenziale ed elegante, presenta pannelli di quercia che si uniscono a lastre di vetro, offrendo privacy e al contempo connessione con il giardino. Un linguaggio semplice e accogliente che si rivede negli arredi interni e che richiama nell’uso dei materiali, le tradizioni irlandesi del proprietario.

 

Condividono il terzo posto due progetti : Bayston Road dello studio Al-Jawad Pike Architects e la Etch House di Fraher Architects.
Lo studio Al-Jawad Pike Architects ha esteso il volume di una casa a schiera, realizzando un piccolo spazio living che affaccia sul patio e funge da piano terra. Una finestra scorrevole mostra gli interni del piano, caratterizzati da un’attenta combinazione di tre materiali: mattoni grigi, legno di rovere e cemento. Nella Bayston Road ogni elemento è curato nel minimo dettaglio: nella scala che collega con il resto della casa, ad esempio, la luce viene fatta entrare da una singolare apertura nel tetto.

 

Nel secondo progetto, il layout della tradizionale casa vittoriana viene stravolto per dar vita a una nuova struttura racchiusa nelle vecchie mura dell’edificio. Lo studio Fraher Architects ha rimosso tutte le pareti, le scale e i pavimenti, mantenendo solo la facciata e creando un nuovo ambiente interno. Una scala centrale collega due piani, caratterizzati da un’arredo moderno e colorato. Tutti gli elementi nuovi dell’edificio sono rivestiti in abete, distinguendoli in questo modo dalle mura esistenti, mantenute in intonaco bianco. I pannelli solari, il tetto di fiori selvatici e l’isolamento energetico rendono protagonista di questo lavoro anche l’ecosostenibilità. Inoltre la vecchia dimora riscalda la nuova Etch House, considerando che tutti i materiali scartati sono stati riciclati e utilizzati per alimentare le stufe.

 

Chiara Grossi