Structures, filosofia e architettura | Intervista a Labics

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Structures” è il nuovo progetto proposto dallo Studio romano Labics, un’installazione composta da 50 modelli di architetture realizzati tra il 2014 e il 2015, in mostra allo Studio Stefania Miscetti.
Fondato nel 2002 da Maria Claudia Clemente e Francesco Isidori, lo Studio Labics è un laboratorio in cui ricerca, sperimentazione e produzione rappresentano un flusso continuo di scambio e informazione, che si concretizzano in progetti dal design d’interni ai grandi allestimenti urbani. L’installazione è stata curata da Luca Molinari, critico e storico dell’architettura, il quale, con la collaborazione dello Studio Labics, ha pubblicato un libro circa il progetto, dal nome “Structures”, edizione Nero Pubishing.
I 50 modelli evolvono a partire da una matrice comune secondo tre geometrie, che costituiscono le regole del gioco: i telai, le superfici e i volumi, andando ad esplorare relazioni differenti tra struttura e spazio.
Nel loro insieme i modelli non costituiscono un esercizio di forma ma sottolineano l’importanza fondamentale della struttura in architettura, che ne va a costituire il sistema logico. La struttura costituisce l’odine interno di un sistema e coincide con il complesso di regole di relazione e combinazione che collegano gli elementi.
Structures è un pensiero stimolante: a partire da quello dei progettisti che ha dato forma materiale al progetto, fino a quello dei visitatori che si interrogano inevitabilmente sui temi fondamentali dell’architettura, quali l’equilibrio, lo spazio, il confine e il paesaggio.

I modelli sono essi stessi architettura

 

“Structures” rappresenta la vostra filosofia allo stato puro. È un’idea, una ricerca, un pensiero complesso che rispecchia un’architettura che unisce concettualmente luoghi, spazi e persone. Com’è nato il progetto?
Il progetto è nato da una idea di Stefania Miscetti – direttrice della galleria in cui si è ospitata la mostra – e da una sua riflessione sul ruolo e sull’importanza che rivestono i modelli nella nostra ricerca in architettura. Inizialmente in realtà la mostra avrebbe dovuto essere costituita dai numerosi plastici di studio prodotti in tanti anni di lavoro, ma durante la preparazione della mostra si è ritenuto più opportuno fare un progetto site specific e dunque di dare forma ad una riflessione astratta sulla nostra ricerca, attraverso i modelli.

La vostra ricerca è orientata verso un’architettura aperta, relazionale e strutturata, rappresentazione della società contemporanea. Telai, superfici e volumi: possiamo collegare le tre diverse geometrie a diversi aspetti della società?
Le tre strutture che abbiamo scelto sono archetipe. Si tratta di tre diversi sistemi tettonici che naturalmente si legano a tre differenti linguaggi. Abbiamo scelto questi sistemi per verificare come alcuni temi ricorrenti nella nostra ricerca – quali il confine tra interno ed esterno, tra spazi dilatati e spazi compressi, tra oggetto singolare e serie, tra architettura e paesaggio – possano assumere forma differente in funzione del sistema tettonico adottato. Quindi venendo alla domanda non ci sono collegamenti diretti tra le strutture adottate e i diversi aspetti della società.

È uno studio da cui nasceranno progetti futuri?
Crediamo di si. Poiché l’architettura si fa solo attraverso la conoscenza di altre architetture, i modelli di “Structures” potranno essere fonte di ispirazione. Nel loro insieme i modelli infatti costituiscono un paesaggio in cui l’architettura non è descritta o prefigurata in modo allusivo o analogico come avviene nel disegno, ma è simulata in modo immanente: i modelli sono essi stessi architettura.

Structures è in mostra a Roma, dal 23 aprile 2015 – 17 luglio 2015, allo Studio Stefania Miscetti, Via Mantellate 14

 

Elisa Viglianese

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