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Wimbledon House: restyling d’autore

Nei pressi di Wimbledon, nella periferia sud occidentale della capitale inglese, risiede una delle grandi icone della storia dell’architettura: la Rogers House, conosciuta anche come 22 Parkside.
Il progetto appartiene ad uno dei padri dell’architettura: Richard Rogers, il quale nasce a Firenze per poi continuare i suoi studi a Londra, dove diventa uno dei punti di riferimento dell’architettura d’avanguardia. Mentre negli anni ‘60 quest’opera architettonica era una splendida dimora immersa nel verde e destinata ad un uso familiare, nel 2015 la Rogers House riapre come Wimbledon House, trasformandosi nella residenza principale della Graduate School of Design dell’Università di Harvard. Rogers ha passato la sua vita a sperimentare il perfetto connubio tra urbanistica e architettura residenziale ed oggi gruppi di studenti seguono studi e ricerche per un futuro alternativo e sostenibile dell’urbanistica proprio all’interno di una delle sue creazioni.

Dopo 49 anni dalla sua costruzione l’edificio necessitava di una ristrutturazione, la quale è stata affidata all’architetto paesaggista Todd Longstaffe-Gowan e all’architetto Philip Gumuchdjian, pratico dello stile di Rogers avendo collaborato per anni con lo studio Rogers and Partners Architects. Progettata per offrire la massima privacy, la 22 Parkside è un edificio monopiano composto da due elementi separati che si affacciano su un cortile interno. Partendo dall’idea che l’architettura si fonda su bisogni umani che cambiano di continuo, la dimora era stata immaginata per evolversi nel tempo e adattarsi alle nuove tecnologie. Da qui la modularità dell’intera struttura che si poneva in netto contrasto con i metodi costruttivi del tempo. Pioniere di uno stile “al rovescio” Rogers ha cercato sempre di mostrare all’esterno dell’edificio tutti quegli elementi strutturali e funzionali che di solito vengono nascosti, come possiamo osservare nel Centre Pompidou di Parigi con i suoi tubi di riscaldamento esterni. 

I colori determinano e rafforzano l’umore di un edificio, enfatizzano i suoi ritmi, le sue geometrie e le sue proporzioni

La casa, che lo stesso autore descrive come “un tubo trasparente con pareti divisorie solide”, è leggera e flessibile, con una struttura in acciaio e pannelli compositi in alluminio plastificato. L’architetto paesaggista Todd Gowan osserva come Parkside sia un’opera d’arte totale, in cui la casa, i giardini e gli interni sono stati concepiti per formare un insieme unificato. La Wimbledon House era differente dalle altre architetture, con facciate completamente in vetro, volute per fondere in un’unica composizione l’interno con l’esterno. Secondo il progettista, infatti, gli edifici devono essere il più possibile trasparenti e aperti al mondo.

 

 

Il progetto di recupero è stato finalizzato a modernizzare la struttura, mantenendo tuttavia intatto lo stile originario. Le pareti e il tetto sono stati ripensati utilizzando materiali più performanti e all’interno alcune pareti divisorie sono state eliminate per avere una maggiore flessibilità degli spazi. Negli interni i bagni diventano ampi con delle wet room pratiche ed eleganti, interamente rivestite in HI-MACS®. Parliamo di un materiale innovativo molto resistente a base di pietra acrilica termoformabile, lavorato in maniera tale da eliminare i segni di giunzione per creare delle superfici uniformi. Gli arredi sono stati realizzati su misura con tinte vivaci anni ‘60 che rappresentano al tempo stesso il leit-motif di Rogers, secondo cui “i colori determinano e rafforzano l’umore di un edificio, enfatizzano i suoi ritmi, le sue geometrie e le sue proporzioni”.

Nel 2015 la Rogers House riapre come Wimbledon House, trasformandosi nella residenza principale della Graduate School of Design dell’Università di Harvard

I due architetti a capo del progetto, con le loro scelte di tipo conservativo per stile e struttura, hanno dato vita ad un un capolavoro di recupero architettonico, che omaggia lo stile unico del suo creatore. <<22 Parkside non è solo una struttura iconica, non un sempliceluogo dove viverené tanto meno solo un edificio storico avanguardista; è una casa con unanima e una memoria proprie>>. Ad affermarlo è l’architetto Philip Gumuchdjian, che conclude <<siamo davvero soddisfatti>>.

 

Photo credit by Petr Krejčí

 

Chiara Grossi